Leggiamo e...

 Dialoghi con Leucò


Autore : mauba
Sabato, 3 Novembre 2012 - 14:25

«Se vuoi sapere chi sono adesso, rileggiti La belva nei Dialoghi con Leucò: come sempre, avevo previsto tutto cinque anni fa»



Mito e modernità nei dialoghi con Leucò

Centrostudio Pavese - Dialoghi con Leucò

Dialoghi con Leucò di Cesare Pavese

Dialoghi con Leucò - Spettacolo teatrale, regia di Manuela Kustermann e Giancarlo Nanni

...... L'Isola

(Tutti sanno che Odisseo naufrago, sulla via del ritorno, restò nove anni sull'isola Ogigia, dove non c'era che Calipso, antica dea.)

Calipso : Odisseo, non c'è nulla di molto diverso. Anche tu, come me, vuoi fermarti su un'isola. Hai veduto e patito ogni cosa. Io, forse un giorno ti dirò quel che ho patito. Tutti e due siamo stanchi di un grosso destino. Perchè continuare? Che t'importa che l'isola non sia quella che cercavi? Qui mai nulla succede. C'è un po' di terra e un orizzonte. Qui puoi vivere sempre.

Odisseo : Una vita immortale.

Calipso : Immortale è chi accetta l'istante. Chi non conosce più un domani. Ma se ti piace la parola, dilla. Tu sei davvero a questo punto?

Odisseo : Io credevo immortale chi non teme la morte.

Calipso : Chi non spera di vivere. Certo, quasi lo sei. Hai patito molto anche tu. Ma perché questa smania di tornartene a casa? Sei ancora inquieto? Perché i discorsi che da solo vai facendo tra gli scogli?

Odisseo : Se domani io partissi, tu saresti infelice?

Calipso : Vuoi saper troppo, caro. Diciamo che sono immortale. Ma se tu non rinunci ai tuoi ricordi e ai sogni, se non deponi la smania, e non accetti l'orizzonte, non uscirai da quel destino che conosci.

Odisseo : Si tratta sempre di accettare un orizzonte. E ottenere che cosa?

Calipso : Ma posare la testa e tacere. Odisseo. Ti sei mai chiesto dove vanno i vecchi dei che il mondo ignora? Perché sprofondano nel tempo, come le pietre nella terra, loro che pure sono eterni? E chi son io, chi è Calipso?

Odisseo : Ti ho chiesto se sei felice.

Calipso : Non è questo, Odisseo. L'aria, anche l'aria di quest'isola deserta, che adesso vibra solamente dei rimbombi del mare e di stridi di uccelli, è troppo vuota. In questo vuoto non c'è nulla da rimpiangere, bada. Ma non senti anche tu certi giorni un silenzio, un arresto, che è come la traccia di un'antica tensione e presenza scomparse?

Odisseo : Dunque anche tu parli agli scogli?

Calipso : E' un silenzio, ti dico. Una cosa remota e quasi morta. Quello che è stato e non sarà mai più. Nel vecchio mondo degli dei, quando un mio gesto era un destino, ebbi nomi paurosi. Odisseo. La terra e il mare mi obbedivano. Poi mi stancai; passò del tempo, non mi volli più muovere. Qualcuna di noi resistè ai nuovi dei. Lasciai che i nomi sprofondassero nel tempo; tutto mutò e rimase uguale; non valeva la pena di contendere ai nuovi il destino. Ormai sapevo il mio orizzonte e perché i vecchi non avevano conteso con noialtri.

Odisseo : Ma non eri immortale?

Calipso : E lo sono, Odisseo. Di morire non spero. E non spero di vivere. Accetto l'istante. Voi mortali vi attende qualcosa di simile, la vecchiezza e il rimpianto. Perché non vuoi posare il capo con me, su quest'isola?

Odisseo : Lo farei, se credessi che sei rassegnata. Ma anche tu che sei stata signora di tutte le cose, hai bisogno di me, di un mortale, per aiutarti a sopportare.

Calipso : E' un reciproco bene, Odisseo. Non c'è vero silenzio, se non condiviso.

Odisseo : Non ti basta che sono con te quest'oggi?

Calipso : Non sei con me, Odisseo. Tu non accetti l'orizzonte di quest'isola. E non sfuggi al rimpianto.

Odisseo : Quel che rimpiango è la parte viva di me stesso, come di te il tuo silenzio. Che cosa è mutato per te da quel giorno che terra e mare ti obbedivano? Hai sentito che eri sola e ch'eri stanca e scordato i tuoi nomi. Nulla ti è stato tolto. Quello che sei l'hai voluto.

Calipso : Quello che sono è quasi nulla, caro. Quasi mortale, quasi un'ombra come te. E' un lungo sonno cominciato chissà quando e tu sei giunto in questo sonno come un sogno. Temo l'alba, il risveglio; se tu vai via, è il risveglio.

Odisseo : Sei tu, la signora, che parli?

Calipso : Temo il risveglio, come tu temi la morte. Ecco, prima ero morta, ora lo so. Non restava di me su quest'isola che la voce del mare e del vento. Oh non era un patire. Dormivo. Ma da quando sei giunto hai portato un'altra isola in te.

Odisseo : Da troppo tempo la cerco. Tu non sai quel che sia avvistare una terra e socchiudere gli occhi ogni volta per illudersi. Io non posso accettare e tacere.

Calipso : Eppure, Odisseo, voi uomini dite che ritrovare quel che si è perduto è sempre un male. Il passato non torna. Nulla regge all'andare del tempo. Tu che hai visto l'Oceano, i mostri e l'Eliso, potrai ancora riconscere le case, le tue case?

Odisseo : Tu stessa hai detto che porto l'isola in me.

Calipso : Oh mutata, perduta, un silenzio. L'eco di un mare tra scogli e un po' di fumo. Con te nessuno potrà condividerla. Le case saranno come il viso di un vecchio. Le tue parole avranno un senso altro dal loro. Sarai più solo che nel mare.

Odisseo : Saprò almeno che devo fermarmi.

Calipso : Non vale la pena, Odisseo. Chi non si ferma adesso, non si ferma più. Quello che fai, lo farai sempre. Devi rompere una volta il destino, devi uscire di strada e lasciarti affondare nel tempo...

Odisseo : Non sono immortale.

Calipso : Lo sarai se mi ascolti. Che cos'è la vita eterna se non questo accettare l'istante che va? L'ebbrezza, il piacere, la morte non hanno altro scopo. Cosa è stato finora il tuo errare inquieto?

Odisseo : Se lo sapessi avrei già smesso. Ma tu dimentichi qualcosa.

Calipso : Dimmi. Odisseo : Quello che cerco l'ho nel cuore, come te.


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