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 Gentilissimo : la topografia del sentimento / di Maurizio Be


Autore : mauba
Sabato, 30 Maggio 2015 - 10:15

Gentilissimo : la toponomastica del sentimento - recensione - la carta di Peters

Se c'è uno a cui farai qualsiasi domanda è Maurizio Benvenuti.
Non solo sugli argomenti "suoi", ma pure su tutto il resto. Perché è tutto collegato, e lui lo sa.
Perché mentre ti risponde, tu gli vedi l'entusiasmo,
la gioia del comunicare, del condividere,
che gli salta qua e la.

Maurizio Benvenuti ci parlà di mondo reale e mondo irreale,
delle leggi della natura e delle leggi umane,
di Peters e Darwin,
della sensualità della madre terra
e di qualsiasi altro argomento voi gli sottoporrete

La parola è materia e la materia è sentimento.

Maurizio Benvenuti è nato a Cesena il 16 Dicembre 1952.
All'età di 5 anni è salito su un fico e ne è sceso a 15.
È stato per due anni in seminario e per altri due nella marina militare a bordo della nave Andrea Doria.
Nel 1978 è andato a Capo Nord in autostop,
percorrendo 8.500 km in quasi un mese e spendendo in tutto 100.000 lire.
Nel 1981 è stato eletto migliore insegnante del centro estivo di Rocca delle Caminate pur non disponendo di adeguato diploma.


Ha lavorato come manovale edile,
saldatore (Algeria),
rappresentante di surgelati,
autista consegnatario per corrieri,
manovale geologo,
tecnico di teatro (Cina, Canada),
camionista (Russia),
bagnino di salvataggio,
rappresentante di bomboloni e cartografo.
Attualmente è direttore cartografico di una casa editrice specializzata in cartografia scolastica.



foto0630 Gentilissimo - recensione


Gentilissimo - recensione



"Ho avuto modo di conoscere qualche tempo fa Maurizio Benvenuti alla presentazione del suo libro, 'Gentilissimo', a Genova e ho trovato un personaggio davvero speciale. Autodidatta, con un curriculum professionale che va dal marinaio al direttore cartografo, passando da bagnino, saldatore, manovale edile, autista, rappresentante di surgelati, insegnate... ricordando due anni di seminario, Maurizio Benvenuti mette a frutto tutte le sue esperienze condensandole in questo originale libro. Sono molte le mappe con cui ci muoviamo nella nostra vita e la toponomastica, nella nostra logica occidentale, è un passaggio importante, una specie di chiave di volta per aprire, o ancora meglio trovare e sapere dove siamo in un determinato momento. 'Gentilissimo', di Maurizio Benvenuti, ci introduce in un mondo di notizie, come un abile navigatore in un mare di paradossi… un marinaio che conosce bene la toponomastica e sa destreggiarsi. 'Gentilissimo' è un libro dotto, ricco di annotazioni storiografiche e curiosità; un incredibile concentrato di informazioni poco conosciute da diventare uno speciale zibaldone. Un libro però divertente, pieno di spigolature e amenità. A mio parere leggendo il libro ho notato la mancanza delle coordinate temporali che al pari della latitudine e longitudine servono a costruire quella speciale toponomastica che l'autore riferisce al sentimento; ma parlando con l'autore ho scoperto che è stata una scelta voluta in quanto si voleva tutelare da eventuali querele: la coordinata temporale avrebbe facilitato il riconoscimento di personaggi a cui si rivolgeva con l'incipit: 'Gentilissimo'. Sappiamo però che il libro è composto da una selezione di 60 lettere scritte tra il 1997 e il 2007 e una delle più consistenti, da cui nasce lo spunto che ha dato vita all'opera, è diretta al sindaco di Roma Walter Veltroni. La sua professione ed esperienza lo porta a mettere i puntini sulle 'i'; per questo Maurizio Benvenuti scrive a molte categorie di persone quali sindaci, amministratori pubblici, direttori di giornali, editori, direttori commerciali ed eminenze religiose, rimarcando inesattezze storiche, lessicali, facendoci scoprire molte curiosità. Sapevate ad esempio che ad Aulla c'è una targa che dice 'I° Comune in Italia Depietrizzato'? E poi c'è una metà piazza intitolata a Gramsci divenuta Piazza Craxi, con un monumento alle vittime di Tangentopoli? Sapevate che l'atlante di Arno Peters (quello che raffigura un'Africa allungata artificialmente) viene spacciata per scientifica ed è invece solo una carta geografica ideologica? Costruita per contestare una visione eurocentrica, è stata adottata in certi libri di scuola…incredibile. Le curiosità sono moltissime e alcune davvero divertenti. Il libro potrebbe per certi versi essere un valido strumento per risolvere o formulare quiz. Un prontuario per compilare settimane enigmistiche; insomma di tutto un po' con ironia, puntiglio e simpatia."
GIORGIO BORATTO (31-12-2008)

"Fino al giorno in cui sono entrato nel mondo del lavoro, sono cresciuto con la comoda convinzione che nel mondo degli adulti, chiunque facesse un certo tipo di lavoro, fosse effettivamente in grado di farlo; che l'idraulico fosse davvero in grado di riparare le tubazioni, che l'architetto fosse davvero in grado di costruirti una casa, e via dicendo. Ovviamente questa mia convinzione poi si è miseramente disintegrata contro il muro della realtà di ogni giorno. In quest'ottica, Maurizio Benvenuti, partendo da una critica serrata e spassosa agli errori presenti sulle cartografie ufficiali e sugli atlanti, svela la superficialità con cui capita vengano redatte le carte geografiche, e ne fa occasione per mettere letteralmente in croce le assurdità della vita quotidiana moderna (che rinnega le proprie origini) e le contraddizioni di tutti gli aspetti del sistema cattolico ("Lei crede che le opere buone fatte per interesse personale possano servire da merce di scambio con dio?"). Questo libro è difficile da catalogare. Si tratta di una raccolta di lettere indirizzate tra gli altri a sindaci, direttori di giornali, editori, che diventano il pretesto per parlare di tutto e senza sosta; ci sono 80 devastanti pagine della "Cronologia della Terra del Fuoco", poi un attacco serrato e sentito al cartografo Peters, una critica per una volta scientifica e precisa, provata, quando l'autore di norma non si scomoda a citare testi o autori a sostegno di tutte le altre numerosissime tesi qui citate, come se non abbia il tempo per farlo, come se non sia la cosa più importante. In questo libro ci sono molte altre cose, ma quella su cui credo ora valga la pena soffermarsi è la seguente: a un certo punto Benvenuti scrive "Se c'è un problema, è piuttosto quello dei grandi delinquenti che passano da persone per bene". E in un certo senso, con questa affermazione, possiamo ritornare all'inizio di questa riflessione. L'autore, per tutto il libro, pone l'accento sul problema del linguaggio e di conseguenza non si può non parlare anche del problema della conoscenza e della sua diffusione: di sicuro è un problema se finiamo nelle mani di un idraulico incapace, peggio se è l'architetto a essere incapace, ancora peggio se è un medico… ma è TRAGICO se l'incapace è chi si erge a divulgatore di conoscenza. Allo stesso modo, ribaltando le parti potrei dire di non potermi fidare di tutto quello che Benvenuti afferma in questo libro. Dovrei andare personalmente a fare ricerche, cercare informazioni su tutti i temi sollevati e questo è ovviamente impossibile e senza senso. È come se tutto il libro, farcito anche di indizi fuorvianti e "boiate", fosse un'unica grande prova di quello che Benvenuti vuole comunicare. In un periodo dove ai libri non si chiede altro che descrivere bene ciò che tutti sono in grado di vedere ogni giorno e farsi leggere nel più breve tempo possibile, Gentilissimo cerca di ridare il vecchio significato alla parola "letteratura", ponendo dei quesiti, facendone germogliare altri nella mente di chi legge, non venendo dimenticato una volta chiusa l'ultima pagina."
MARCO MAZZUCCHELLI (10-05-2010)

"Questo libro ha la pretesa di mettere in discussione tantissimi luoghi comuni, in cui crediamo per abitudine o addirittura per cieca convinzione. In tal senso si situa in quel filone demistificatorio, demitologizzante di certa letteratura anglosassone a carattere divulgativo, non specialistico (l'unica parte specialistica è quella relativa alle teorie cartografiche di Peters). E' comunque difficile trovargli una collocazione a livello di genere letterario, perché i registri usati sono diversi: lettere, pagine di diario, cronaca, storia, toponomastica, senza tralasciare gli aspetti comico-ironici che attraversano il libro dalla prima all'ultima pagina, cioè dalla dedica "Ai bambini", quando in realtà è un libro per adulti, all'avvertenza spassosa che dice: "Gli scritti raccolti in questo volume contengono affermazioni volutamente esagerate allo scopo d'impedire ogni loro credibilità", quando invece l'autore, con questo libro, è come se volesse mettere in mano al lettore un macete con cui tagliare la testa alla cultura dominante. In fondo al libro si trova una Postfazione, chiamata ironicamente così perché andrebbe letta per prima, e dove si trova una bellissima frase che dice: "la verità è dappertutto e non sta dentro una frase, tanto meno scritta". Ecco, solo per questo il libro meriterebbe d'essere letto o quanto meno acquistato, perché uno scrittore che ha un'opinione così relativista dell'importanza della scrittura, merita sicuramente una forma di sostegno. Le ultime parole della Postfazione sono una sorta di "manifesto dell'intellettuale critico e sereno con se stesso". Critico, perché non ha peli sulla lingua, essendo un pensatore libero da vincoli ideologici o partitici; sereno, perché è consapevole dei propri limiti e dei propri obiettivi, che è quanto di meglio si possa desiderare sul piano epistemologico. Ecco cosa scrive: "l'autore si è limitato a elencare le sue ipotesi senza dare troppe spiegazioni. In un solo caso, riguardo un argomento puramente cartografico, ha tirato forte il pelo che affiorava dalla sabba ed è venuta su, in parte, la carcassa della bestia". E' una figura retorica un po' rozza, però fa capire bene la consapevolezza che l'autore ha di sé, un autore che non ha voluto scrivere qualcosa tanto per passare il tempo o perché gli era stato ordinato dallo psicanalista, ma perché è da una vita che ci pensa. Il libro non ha 300 pagine perché verboso e ampolloso, ma perché racchiude dieci anni di riflessioni: dal 1997 al 2007. Sono talmente tante le cose che dice che avrebbe potuto scrivere, approfondendole, una decina di libri (ci sono p.es. più di 80 pagine di cronologia dedicate prevalentemente all'America Latina e ai paesi europei che l'hanno colonizzata). La sua lettura dà l'impressione di uno che ha voluto fare il punto di tutta la sua vita in un'unica soluzione, come se non avesse altro tempo da perdere, o come se temesse di non poter dire in tempo una parola decisiva a un'umanità che tranquilla sta camminando verso il baratro. Chi è Maurizio Benvenuti io non lo so. Guardando la sua foto in bianco e nero, in ultima pagina, sembra di vedere una persona dimessa, rurale, con l'erba di un campo incolto che gli arriva alle ginocchia, un soprabito sgualcito, una maglietta da adolescente e sullo sfondo alberi rinsecchiti di una giornata uggiosa. S'intravvede però anche una linea ferroviaria, e quindi un percorso, un cammino. Ecco forse questa fotografia sbiadita rende meglio di ogni forbita parola il significato del libro: è un'operazione il cui autore, intellettuale autodidatta, spera venga proseguita da altri. Lui ha lanciato il sasso, si sono formati in superficie dei cerchi concentrici che andranno a toccare qualche rana nello stagno, mentre nello stesso tempo, sprofondando, il sasso è andato a smuovere la parte più stantia dello stagno, quella da troppo tempo sedimentata. Anche questa figura retorica è sua. Ma chi potrà ascoltarlo? Forse le autorità civili ed ecclesiastiche cui il Benvenuti si rivolge con le proprie lettere? Possibile che sia così ingenuo? Uno scrittore che pretende di mettere in discussione persino il concetto di "civiltà", chiede un aiuto a risolvere le immani contraddizioni di questa civiltà rivolgendosi proprio alle persone che ne rappresentano illusoriamente il lato positivo, conciliante, rassicurante? Come potranno autorità di questo genere risolvere dei problemi quando loro stesse ne sono una forma di rappresentazione simbolica? L'autore infatti compie una dura requisitoria contro le assurdità della vita quotidiana, dallo spreco del dentifricio usato nelle pubblicità televisive alle radiazioni emesse dalle antenne di Radio Vaticana, per non parlare della distruzione dei dialetti. Ma queste assurdità vengono usate per dire che se si va avanti così non c'è futuro. Spesso si ha l'impressione, leggendo queste pagine, che per recuperare la naturalezza dei rapporti umani ovvero l'umanità dei rapporti naturali, occorra uscire da quella cosa che fa ritenere il genere umano infinitamente superiore alla natura, cioè appunto la civiltà, soprattutto quella tecnico-scientifica, mediatica, affaristica. In tal senso appare quanto meno riduttivo presentare l'opera dicendo che l'argomento che l'unisce, in maniera trasversale, è la toponomastica, allargata talvolta alla cartografia e alla geografia umana. La toponomastica è un punto di partenza, un incipit, ma il respiro complessivo è ben altro. Anche se, bisogna ammetterlo, qui non si è in presenza di un testo scientifico: l'autore non cita in nota neanche un autore o un testo a sostegno delle proprie tesi. Benvenuti è attualmente direttore cartografico di un editore specializzato in cartografia scolastica e atlanti tematizzati. Questa la sua professione, il suo interesse prevalente e se si fosse concentrato subito su questo, approfondendo gli aspetti economici e statistici della geografia, invece di girare il mondo facendo i mestieri più improbabili, non avrebbe prodotto un'opera semiseria, come la famosa Lettera del Berchet, ma un manuale Cencelli. Infatti la parte più interessante è proprio quella meno divulgativa, quella che critica molto duramente il cartografo Peters, famoso per la sua proiezione basata sulla proporzione delle superfici degli Stati. In rete non c'è una sola pagina contro Peters, che per la sinistra alternativa rappresenta una sorta di icona, l'ideale perfetto di rappresentazione geografica del pianeta, su una superficie piana, che i governi borghesi non vogliono assolutamente accettare, in quanto da essa risulta che la grandezza del Terzo Mondo è enorme rispetto a quella dell'occidente capitalistico. In Italia questa carta non è passata neppure nei manuali scolastici, dove al massimo viene brevemente accennata come una sorta di studio ipotetico al pari di tanti altri. Eppure essa ha ottenuto riconoscimenti internazionali e ha venduto ben 18 milioni di copie. Maurizio Benvenuti s'è preso la grande responsabilità non solo di criticarla scientificamente nei suoi contenuti geografici, ma anche di metterne alla berlina l'autore, accusandolo di aver voluto creare una sorta di scoop geografico a scopo di lucro. Riassumere qui le motivazioni del dissenso sarebbe ingeneroso nei confronti di chi ha appena pubblicato un volume che richiede d'essere acquistato: sarebbe come anticipare il nome dell'assassino in un giallo fresco di stampa."
ENRICO GALAVOTTI (2009)

"Ironico, brillante, a tratti pungente, ma efficace e garbato. Un'amicizia da coltivare in ogni caso, visto che, oltretutto, "le amiche di" sua "moglie sono tutte libere e belle". Talvolta, a dire il vero, anche un po' puntiglioso, sino ad assumere i panni del rompiscatole di turno, ma Benvenuti sa ben destreggiarsi e distinguersi, sia per livello intellettuale che per capacità di scrittura, dimostrando di essere in grado di non lasciare ombre velleitarie di un essenziale letterario. Libro composto di una sessantina di rapporti epistolari con autorità scanditi per paragrafi, con un voluto intervento surreale nel testo che innesca spirali narrative per assurgere al comico e, come specifica lo stesso autore nel finale, questo incedere sembrerebbe oltremodo sortire effetti più consistenti rispetto ad un paludoso stile burocrate senza via di scampo. Una sezione a sé va a costituirsi nell'integrazione di un dettagliato lavoro cronologico sulla Terra del Fuoco, che pone particolare attenzione alla navigazione e le circostanze storiche, incluso in una missiva. Un'altra, la più specialistica, è quella che tratta della cartografia di Peters attraverso una dura e puntuale critica. Nell'insieme, più che un "libro comico", così come viene definito nella postfazione, si percepisce un filo conduttore che spesso si regge sulla paronomasia tra toponimi e innesti del tessuto narrativo in un'ironia con amari risvolti, soprattutto in chiusura. Qui, attraverso licheni, si lascia addirittura intravedere un paesaggio post-apocalittico nella rinascita di forme primigenie dall'odierno inferno sedimentato ovunque, dal momento che, a detta dell'autore, non si ha neppure il coraggio di chiamarlo per nome (emblematico il caso del suo stravolgimento in Onferno). Quella che Benvenuti evidenzia è un'ineluttabile decadenza strutturata, una tangibile "impressione di assedio con la quale si vive" osservata con acutezza e persino competenza sociologica. Armato di carta e calamaio in quanto ad intenzioni, parrebbe uomo d'altri tempi, arguto e competente nello svelare tutte le incongruenze della toponomastica locale e da lì prender spunto per parlare d'altro, talvolta lontano, ma comunque reso pertinente; innumerevoli i casi elencati, singolare, nel suo dualismo, quello di una via "Unità d'Italia" e dell' "Indipendenza Siciliana" nello stesso comune. Uno zibaldone ricco di aneddoti, citazioni e sintetici ma efficaci promemoria con tanto di resoconti in continui excursus a tutto campo. Tra i tanti si apprende che la conquista della Libia viene finanziata dal Banco di Roma, che la Coca-Cola è figlia del proibizionismo in quanto versione analcolica del Vin Mariani e perbacco, direbbe ancora Totò, "anche Bacco è morto in croce e poi è risorto". Ricorrono evidenze malcelate ("di questi tempi la gente vive normalmente sotto l'effetto di psicofarmaci") ed altre sulla confezione ("lo stato italiano vende morte: 'il fumo uccide' "). Hemingway compare in un aneddoto che lo vede inferire contro le iene attraverso pallottole dum dum che ne fanno fuoriuscire le budella. Altrove ravvisa quei perbenismi progressisti che, intervenendo sulla parola "negro", hanno sì additato il colore della pelle nella variante "nero". Un breve omaggio alla grande My funny Valentine di Chet Baker intervalla una sferzata ai ciclisti della domenica tutto punto attrezzati. Benvenuti è uno zelante che nulla trascura su questa terra contraddistinta dalla fertilità, madre e protagonista delle umane vicende che, attraverso più remoti culti, come quello di Ishtar o Iside, ha visto poi evolversi il culto mariano nel cristianesimo. Finisce per lambire persino la cabala con la matriarca Lilith, prima donna di Adamo. Ama, soprattutto, quanto fa e lo conduce con passione, fintanto da puntualizzare che "per l'uomo la carta geografica è come il corpo di una donna da penetrare con lo sguardo"."
ENRICO PIETRANGELI (07-12-2009)


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