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Pauri (paure) di Maurizio Balestra  

Pauri

(Paure)

di

Maurizio Balestra

Illustrazioni di
Gianluca Umiliacchi



       Quando non c’era la televisione, la sera, per farsi un po’ di compagnia ci si fermava dai vicini a fare quattro chiacchiere seduti davanti al camino… oppure quando si andava a veglia, nelle occasioni speciali, al caldo delle stalle, d’inverno, o al fresco delle aie, d’estate (e allora, oltre alle chiacchiere, si suonava, si ballava… e limitatamente all’affollamento degli spazi, si faceva all’amore)… finiti i pettegolezzi, raccontate le ultime barzellette, esauriti tutti gli argomenti di discussione… veniva il momento delle storie di paura. 

        Non erano né favole né leggende e neppure racconti vaghi, buoni per tutte le occasioni, erano fatti “veri” capitati al vicino, al parente, all’amico… spesso allo stesso soggetto narrante, che toccavano un po’ tutti i campi del misterioso e del paranormale. Ciò che le caratterizzava non erano gli argomenti o la quantità di paura che queste storie erano capaci di suscitare rispetto alle altre, ché anzi, spesso, finivano in risa, ma era un maggior grado di verità. Erano fatti capitati a persone precise, con nomi e cognomi, o comunque accaduti in luoghi precisi dove, chiedendo, se ne sarebbe potuta accertare la veridicità (cosa che si presumeva il narrante avesse già fatto, o che, perlomeno, avesse fatto chi, per primo, aveva raccontato la storia) Essere “vere” era la loro principale caratteristica.
Una “verità” fra virgolette, relativa, non assoluta, come poi abbiamo imparato essere qualsiasi verità. Non erano vere per tutti e probabilmente non lo sono neanche per chi sta leggendo, ma erano vere per chi le raccontava e per chi le ascoltava e questo bastava perché fossero “vere”.

     Pauri raccoglie un piccolo campione cesenate di storie di questo tipo. Un minimo d’impegno avrebbe permesso di trovarne altrettante e ancora di più se se si fosse allargata l’area di indagine (ogni luogo ha le proprie storie), alla fine ci sarebbe mancato lo spazio e non avremmo più saputo dove metterle.
Questa abbondanza dovrebbe far riflettere su quanto vasto e profondo debba essere stato il contesto culturale a cui si riferivano e quanto invece sia ancora debole e precario il mondo costruito sulla moderna “razionalità”.
Queste storie sono gli echi di un mondo che aveva una struttura coerente, una propria realtà. Un mondo antico, a cui la cultura contadina ha attinto per costruire il “suo” mondo, scomparso o in via di estinzione assieme ad essa. Frammenti, apparentemente incoerenti, ma in realtà parti di un tutto unico. Che riflettono un comune modo di pensare che non è più il nostro, quello del mondo in cui noi viviamo, ma è quello dei nostri nonni, dei nostri bisnonni… sempre pronto a riemergere appena si scrosta la vernice (sottile, molto sottile) della razionalità.
    
     Basta un po’ di buio, a cui non siamo più abituati, per farci sentire a disagio. La luce è cosa recente.
    
     Nelle colline attorno a Cesena l’elettricità è arrivata a metà degli anni Sessanta. Chi è nato anche solo dieci anni dopo non può dire di avere avuto una vera esperienza del buio (quello di allora, denso e profondo, molto diverso da quello di oggi), ma chi l’ha avuta (anche solo in maniera parziale), certe cose le può ancora capire…
    
     Io ho vissuto sempre in città, quando sono nato la luce elettrica c’era. Però ricordo ancora la paura di scendere in cantina, dove la luce si accendeva solo dal basso (tenevo il respiro fino a quando, a tentoni, non avevo trovato l’interruttore), era una luce fioca e più che illuminare tendeva a creare delle ombre... luce da spegnere per ritonare di sopra (e di nuovo a tenere il respiro)… e la paura di dormire in un vecchio palazzo, a Bologna (non so più quale) dove vivevano dei miei lontani parenti (non so più chi)… scale nere, con ampie volte, unica luce un lumino, in alto, seminascosto sotto dei fiori finti, in una nicchia dedicata alla Madonna… Ma anche in casa, di notte, mentre si guardava la televisione, bastava aprire lo sportello della stufa (che andava a legna, per questo si doveva scendere in cantina) e la luce delle fiamme, faceva ballare le ombre per tutta la cucina. Più tardi, nel silenzio, si sentivano i rumori… era il tubo della stufa che si raffreddava, ma erano anche gli scricchiolii della credenza, o quelli delle tapparelle (che oggi sono di plastica, ma fino a non molto tempo fa erano di legno) e quando non scricchiolavano, magari era il vento che le sbatteva… Poi il quadro con su la fotografia del bisnonno Lazzaro… ogni volta che sulla via Emilia passava una macchina mandava un riflesso e sembrava che gli occhi gli si illuminassero come quelli dei gatti…

      Nel buio di una volta poteva succedere di tutto e il mondo è stato buio per migliaia e migliaia di anni, molto buio, soprattutto la notte…



Il costo del volume è di 10 euro
E' possibile riceverlo facendone richiesta alla Libreria Bettini di Cesena (0547/21634)
Inserito da tosca
il 13/10/2009 - 15:37

Ultima modifica :
12/03/2010 - 16:57

Dimensioni file : 3.94 MB

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